Il recente rialzo della volatilità sui mercati evidenzia come il periodo più facile per l’investimento azionario sia probabilmente alle spalle e attesta se non un vero e proprio cambio di rotta quanto meno un cambio del clima di fondo per il mondo degli investimenti.

 

Lo storno dei corsi azionari registrato nella prima metà di febbraio è stato evidente. In ogni caso le correzioni superiori al 5% come quelle osservate alcune settimane fa non sono infrequenti su scala storica: questa è la ventiduesima correzione maggiore del 5% dai minimi di marzo 2009. Quanto durerà questa fase di turbolenza? Se si guarda al passato, si osserva che in media la durata delle correzioni è stata di 43 giorni.

 

La storia dei mercati dice anche un’altra cosa. Le impennate dell’indice di volatilità relativo a Wall Street, in particolare al suo indice più importante, l’S&P500 (l’indice Vix) superiori al 20% hanno statisticamente costituito una opportunità d’acquisto strategica. Le eccezioni più rilevanti a questa regola sono state la crisi sistemica mondiale del 2008 e il crollo delle società del settore tecnologico del 2000-2001.
Ma non è tutto. La correzione di febbraio ha riportato i multipli dei mercati azionari sostanzialmente in linea con le loro medie a 10 anni. Inoltre, il rendimento atteso dato dai dividendi che saranno pagati dalle società Usa, il cosiddetto Dividend Yield atteso, resta decisamente interessante sia per le azioni USA, negli ultimi anni sempre stato attorno al 3%, che per quelle europee.

 

Oggi gli elementi di rischio sistemico sembrano contenuti: ci sono basse probabilità di recessione grazie a una crescita globale sincronizzata, si attende un contenuto allargamento degli spread delle obbligazioni corporate, si vedono bilanci della banche più solidi rispetto al passato. Attenzione però. L’ammontare degli strumenti finanziari legati a strategie di volatilità, stimato tra 1.500 miliardi e 2.000 miliardi di dollari, richiede di monitorare con attenzione la fase di correzione.

 

Se non altro, l’andamento degli spreads del credito e dei titoli governativi periferici ha denotato una minore volatilità, in altre parole la correzione ha riguardato principalmente i mercati azionari, con un limitato effetto contagio. L’attuale contesto caratterizzato da valutazioni azionarie non a sconto induce però ad abbassare al 3,5% circa il livello di rendimento del decennale americano a partire dal quale potrebbero generarsi ripercussioni sui mercati azionari.

TAGS:

mercati