La correzione va interpretata in chiave tattica, come una presa di profitto. Rimane la preferenza per i listini azionari

Il 2018 si è aperto all’insegna di un ritorno della volatilità, in netta controtendenza rispetto allo scorso anno. Negli ultimi giorni infatti si è verificata una correzione istantanea e violenta, che ha coinvolto le principali piazze finanziarie su scala globale.

L’innesco è avvenuto dopo la pubblicazione dei dati relativi al rialzo dei salari medi orari USA, venerdì 2 febbraio, più alti delle attese, (più 2,9% rispetto al 2,6% stimato dal consensus). Questo ha alimentato i timori per un aumento dell’inflazione, tale da costringere la FED ad essere più aggressiva nel processo di rialzo dei tassi d’interesse.

Il rapido incremento della volatilità negli ultimi giorni ha attivato una serie di vendite automatiche, accentuando la dinamica ribassista. La correzione in corso va interpretata però in chiave tattica, come una presa di profitto conseguente agli alti margini realizzati nei mesi scorsi. Infatti il quadro macroeconomico continua a essere caratterizzato da una crescita globale robusta, sincronizzata, cioè estesa sia alle aree dei Paesi sviluppati che agli emergenti e ben radicata, perché sostenuta non solo dall’espansione dei consumi, ma anche, per la prima volta dopo molti anni, da una ripresa degli investimenti. L’aumento degli utili aziendali supporta inoltre le valutazioni dei mercati azionari, come testimoniato dai risultati degli utili registrati nel quarto trimestre 2017 dalle società USA.

In questo scenario, il consiglio è di mantenere intatte le posizioni azionarie. In un contesto di lungo periodo, il mercato americano rimane positivo. Nel breve termine, l’Euro Stoxx sembra destinato a stabilizzarsi intorno ai 370/365 punti, di pari passo con la riduzione delle tensioni sui listini. Piazza Affari appare ancora la meglio posizionata: il Ftse Mib, infatti, conserva valori superiori ai minimi dello scorso mese, mantenendo inalterata la tendenza rialzista di medio periodo.

È necessario però inquadrare la strategia d’investimento in un orizzonte temporale più ampio, in conseguenza di un fisiologico ritorno della volatilità su livelli più elevati.

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